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Devo parlare in lingue?

Devo parlare in lingue?

DEVO PARLARE IN LINGUE?

di Guglielmo Standridge
Pagine 112
Euro 8,50 + spese postali

L'era dello Spirito Santo Oggi protestanti, cattolici e evangelici cercano e ricevono delle esperienze nuove che spesso li uniscono, oltre ogni barriera dottrinale. Una è il parlare in "lingue strane", mai studiate.

• Che cos'è questo fenomeno della "glossolalia"?
• È veramente una continuazione nel XXI secolo delle esperienze della chiesa del primo secolo?
• In quali lingue parlarono i credenti nel giorno della Pentecoste?
• Esiste una lingua degli angeli che gli uomini possono parlare?
• Chi può essere battezzato nello Spirito Santo?
• È vero che il "segno" di questo battesimo è il parlare "in lingue"?

Questo libro, in un modo sistematico, cerca nella Bibbia stessa le risposte a queste domande. E le trova. Potrà così rispondere biblicamente alle tante domande che tu ti sei fatto sull'argomento.

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[Estratto dal capitolo 6]

Le domande che dobbiamo porre

I movimenti pentecostali, sia classici che recenti, con le loro pretese di avere riscoperto delle verità e delle esperienze che sono mancate nella chiesa da molti secoli, ci portano a cercare una chiara risposta alle seguenti domande:

1. La Bibbia insegna veramente che ogni credente deve cercare, chiedere con insistenza e aspettare di ricevere, in un secondo tempo, dopo la sua conversione, il battesimo dello Spirito Santo?

2. La Bibbia insegna veramente che il segno essenziale del battesimo nello Spirito Santo è il parlare in lingue sconosciute?

3. La Bibbia insegna veramente che il dono delle lingue, che è stato manifestato a Pentecoste, esiste ancora oggi?

Se noi troveremo che la risposta biblica a una o più di queste domande è “no”, allora saremo obbligati a dire che il movimento pentecostale, in tutte le sue varie manifestazioni, sbaglia nella sua comprensione e nel suo insegnamento di alcune verità bibliche.

Questa conclusione negativa ci metterebbe davanti a altre domande...

Devo parlare in lingue? © Associazione Verità Evangelica

Cosa ti rode, Giona?

Cosa ti rode, Giona?

COSA TI RODE, GIONA?

di Phil Johnson
Pagine 102
Euro 8,00 + spese postali

Giona è il più conosciuto dei cosiddetti “profeti minori”. Non tanto per le sue profezie quanto per il racconto miracoloso delle sue esperienze come servitore di Dio.
Tutti conoscono la storia del suo viaggio nel ventre di un grande pesce, ma pochi vanno oltre per scoprire le verità contenute nel ministero di questo straordinario profeta. E, soprattutto, ciò che egli stesso rivela del suo carattere e della sua difficile relazione con Dio.

In COSA TI RODE, GIONA? si scopre un racconto vero che rispecchia la vita di molti credenti e da cui ognuno può imparare molto di più di quanto non creda. Oltre all’esposizione chiara e precisa di ciascuno dei quattro capitoli del libro di Giona, l’autore aggiunge un epilogo che spiega quanto l’esperienza di Giona sia importante per comprendere il significato del ministero e della risurrezione di Gesù.

Da questo libro, scoprirai perché puoi fidarti di Dio, che compirà senza errori il suo piano perfetto per la tua vita.

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[Estratto dalla Prefazione]

Cosa ti rode, Giona?

Giona è uno dei personaggi più misteriosi e interessanti del Vecchio Testamento. In vari momenti si mostra irascibile, asociale e perfino spregevole. E tuttavia era un profeta di Dio, con un vero amore per la sua Parola, un appassionato difensore della verità divina.
Nel libro di Giona, che fa parte del Vecchio Testamento, il profeta ritrae se stesso in maniera poco lusinghiera. Il suo amore per la verità era tale da portarlo ad essere del tutto trasparente su se stesso, anche se ciò lo metteva in cattiva luce. Disse la verità anche a costo di fare una brutta figura.
Fu senza dubbio un uomo molto più pio di quanto sembrino indicare le descrizioni che ha lasciato di sé. Esse ci mostrano il lato peggiore del profeta, anziché quello migliore.
Ma la franchezza risoluta di Giona è ammirevole quanto rara. La sua vita ci ricorda che anche le persone migliori fra i credenti rischiano di farsi influenzare dalla vecchia natura peccaminosa che è in noi.

Il mio desiderio è che possiamo imparare molto dalle sconcertanti trasgressioni di quest’uomo di Dio, e che le sue memorie possano sia metterci in guardia sia incoraggiarci. E, oltre a questo, che possiamo capire e abbracciare la verità della sovranità di Dio in modo tale da far crescere e non diminuire il nostro senso di responsabilità.

Cosa ti rode, Giona? © Associazione Verità Evangelica

Dodici uomini ordinari

12 uomini ordinari

DODICI UOMINI ORDINARI

Preparati dal Maestro per un compito straordinario

di John MacArthur
ISBN: 978-88-96129-10-4
Pagine 236
Euro 12,00 + spese postali

Chi erano questi uomini? Non erano santi, non erano istruiti, non erano neppure dei dotti religiosi.

Ciò che meraviglia dei discepoli di Gesù è proprio il fatto che il Signore li abbia scelti. Fra loro c’era un gruppetto di normalissimi pescatori, un detestato esattore delle tasse e un impulsivo agitatore politico.

Quando si osservano da vicino si è colpiti da un fatto straordinario: erano uomini ordinari. Totalmente umani. Assolutamente normali. Però pronti a seguire il Maestro. Sotto la guida e l’insegnamento di Gesù divennero una forza che cambiò per sempre il mondo.

Questo libro, scritto da un insegnante della Bibbia ben conosciuto e affidabile, li presenta in un modo insolito e senza stereotipi. Camminerai con loro e ti identificherai con loro. Comprenderai i loro dubbi e le loro speranze. E le parole di Gesù acquisteranno una nuova potenza e significato. Il messaggio di Dodici uomini ordinari è chiaro. Se Gesù può compiere i suoi piani per mezzo di uomini simili, immagina cosa potrebbe fare per mezzo di te.

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[Estratto dall'Introduzione]

Introduzione

Le vite dei dodici apostoli mi hanno sempre affascinato. Ma chi non lo è mai stato? I caratteri personali di quegli uomini sono familiari a tutti noi. Sono proprio come noi, e sono proprio come le persone che conosciamo. Sono avvicinabili. Sono personaggi veri con cui anche oggi possiamo identificarci.
I loro sbagli e le loro debolezze, così come i loro trionfi e i loro tratti migliori, sono narrati in alcuni dei racconti più affascinanti della Bibbia. Sono uomini che desideriamo conoscere.
Questo perché sono stati uomini perfettamente comuni in ogni circostanza. Nessuno di loro era noto per la propria erudizione o per la sua grande cultura. Non erano noti neanche per le doti oratorie o teologiche. Infatti, erano piuttosto estranei alle istituzioni religiose dei tempi di Gesù. Non erano neanche particolarmente dotati di talenti naturali o capacità intellettuali. Al contrario, erano tutti fin troppo inclini a commettere errori, a parlare e a comportarsi in modo sbagliato, a mancare di fede e a fallire miseramente. Fra tutti spiccava Pietro, il leader del gruppo. Anche Gesù sottolineò che erano lenti ad imparare ed in qualche modo spiritualmente ottusi (Luca 24:25).
Tra i discepoli c’era molta diversità di vedute politiche. Uno di loro era un ex-Zelota, oggi lo chiameremmo un radicale, determinato a rovesciare il dominio romano. Un altro era stato un esattore delle tasse, praticamente un traditore della nazione giudaica e colluso con Roma. Almeno quattro, ma forse sette, erano pescatori e amici intimi, provenienti da Capernaum, e che probabilmente si conoscevano sin dall’infanzia. Gli altri forse erano stati commercianti o artigiani, ma non ci è detto cosa facessero prima di diventare seguaci di Cristo. La maggior parte di loro proveniva dalla Galilea, una regione agricola posta all’incrocio di strade commerciali.

La Galilea rimase la località base per la maggior parte del ministero di Gesù, e non (come alcuni pensano) Gerusalemme di Giuda, che era la capitale religiosa e politica d’Israele. Pur con tutte le loro mancanze e le loro debolezze di carattere, per quanto fossero comuni e ordinari, quegli uomini, dopo l’ascensione di Gesù, portarono avanti un ministero che ebbe un impatto indelebile sul mondo.

Il loro ministero continua ad influenzarci oggi. Dio nella sua grazia li ha potenziati ed usati per cominciare la diffusione del messaggio del vangelo e per rivoluzionare completamente il mondo (Atti 17:6). Uomini comuni, persone come me e te, divennero strumenti attraverso cui il messaggio di Cristo raggiunse le estremità della terra. Non ci stupisce dunque che questi personaggi ci affascinino.
I dodici furono scelti e chiamati personalmente da Cristo. Lui li conosceva come solo il loro Creatore poteva conoscerli (cfr. Giovanni 1:47). In altre parole, conosceva tutte le loro mancanze prima ancora di sceglierli. Sapeva persino che Giuda lo avrebbe tradito (Giovanni 6:70; 13:21-27), eppure scelse comunque il traditore e gli concesse gli stessi privilegi e le stesse benedizioni che diede agli altri.

Dodici uomini ordinari © Associazione Verità Evangelica

Commentario 2 Timoteo

2 Timoteo

COMMENTARIO ALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO A TIMOTEO

di John MacArthur
ISBN 987-88-96129-08-1
Pagine 216
Euro 12,00 + spese postali

COMBATTI IL BUON COMBATTIMENTO! 
Paolo stava passando le consegne del ministero al suo figlio spirituale e lo esorta a perseverare con forza e con fedeltà (2:1). Egli comprendeva che Timoteo, nonostante la sua fermezza personale nella dottrina e il suo comportamento fedele a Dio, era incline a vacillare. Perciò gli ricordò che “Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo” e gli comandò amorevolemente di “non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore” .

Le sue ultime parole a Timoteo contengono qualche lode, ma molti ammonimenti, tra cui 25 imperativi o ordini, due dei quali sono citati qui sopra. Nove degli imperativi sono nel capitolo 4, che è la parte più personale dell’epistola.

Come in tutti i suoi commentari, John MacArthur non si propone di fare un’opera di linguistica, teologia o ermeneutica, ma spiega, con fedeltà ai testi originali, il significato di ciò che Paolo voleva comunicare al suo collaboratore e a tutti noi. Lo fa con serietà e con profonda comprensione del contenuto di questa epistola che costituisce anche il testamento spirituale del grande apostolo.

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[Estratto dal capitolo 3]

Gli elementi di una vita spirituale forte — L'atleta

Allo stesso modo quando uno lotta come atleta non riceve la corona, se non ha lottato secondo le regole. (2:5)

La terza immagine che Paolo usa per illustrare le caratteristiche di una vita spirituale forte è quella dell’atleta, metafora che usa diverse volte nelle sue lettere. La frase lotta come un atleta traduce il verbo athleo-, che significa combattere, gareggiare, contendere, misurarsi con qualcuno. L’idea è di una lotta che richiede grande determinazione per ottenere la vittoria. Gli atleti lottano, combattono, contendono e si sforzano di vincere.
La differenza tra il primo e il secondo posto in una gara non è sempre questione di talento. Come nella storia della lepre e della tartaruga, un atleta meno dotato spesso ne sorpassa uno fisicamente superiore e con più esperienza, semplicemente perché ha una maggiore determinazione e perseveranza.

Mentre guardavo una gara di decathlon tra gli Stati Uniti, la Polonia e l’Unione Sovietica, chiesi ad un amico che allenava la squadra americana, per capire chi fosse l’atleta migliore tra quelli in gara. M’indicò un giovane magro e agile ed io domandai: “Pensi che vincerà oggi?”.
Con mia sorpresa mi rispose di no. Quando gli chiesi perché, m’indicò un altro atleta e disse: “Vincerà lui; è più determinato e ha una grande voglia di vincere. È l’atleta più mentalmente concentrato che abbia mai visto”. Come previsto, quel giorno vinse. Si chiamava Bruce Jenner e due anni dopo vinse l’oro olimpico nel decathlon, che gli diede la fama di migliore atleta del mondo.

La nostra gara spirituale non è certo contro altri credenti. Cercare di superare un altro credente è tutt’altro che spirituale. La nostra competizione è piuttosto contro il nostro vecchio io carnale, contro il mondo e contro Satana e coloro che lo servono. Il nostro scopo è correre “verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:14).
Anche l’atleta più dotato e determinato, che nella lotta compie il massimo sforzo, non riceve la corona, se non ha lottato secondo le regole.
Nei giochi greci, che proseguirono per secoli anche sotto il governo romano e che si tenevano ancora anche ai tempi di Paolo, ogni partecipante doveva soddisfare tre qualifiche: cittadinanza, allenamento e osservanza delle regole.
Primo, doveva essere un vero greco di nascita. Secondo, doveva essersi allenato per almeno dieci mesi per la gara e giurarlo davanti alla statua di Zeus. Terzo, doveva competere secondo le regole specifiche dell’evento in questione. Mancare di uno di questi requisiti significava essere automaticamente squalificati.
Regole simili possono essere applicate anche ai credenti spirituali. Dobbiamo essere veramente nati di nuovo, dobbiamo essere fedeli nello studio e nell’obbedienza alla Parola di Dio, nel rinnegare noi stessi e nella preghiera; dobbiamo vivere secondo il modello divino di discepolato dato da Cristo.
Il fatto stesso che noi siamo credenti implica che abbiamo la qualifica della nuova nascita. Ma gli altri due requisiti non sono affatto automatici e richiedono costante impegno e consacrazione. Insieme essi formano la disciplina spirituale, parola che deriva dalla stessa radice di “discepolo”, che è il fondamento della maturità spirituale. Il discepolo disciplinato controlla i suoi affetti, le sue emozioni, le sue priorità e i suoi obiettivi.

Va da sé che ogni atleta serio compie uno sforzo speciale non solo durante la gara o la corsa, ma per i molti mesi, se non anni, che la precedono. Scrivendo ai credenti di Corinto, che conoscevano bene i giochi Istmici, che si tenevano nelle vicinanze, Paolo chiede retoricamente: “Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato” (1 Corinzi 9:24-27). La vittoria di Paolo, per quello che riguardava il suo servizio, dipendeva dal fatto che il suo corpo, con le sue passioni e i suoi impulsi, non fosse controllato da questi, ma che fosse lui a controllarli.
Come Paolo sottolinea in questo brano, la corona (stephanos) per la quale i Greci gareggiavano era corruttibile, ma quella per la quale gareggiano i credenti è incorruttibile. È “la corona [stephanos] della giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione” (2 Timoteo 4:8), “la corona della gloria che non appassisce” che riceveremo “quando apparirà il supremo pastore” (1 Pietro 5:4), “la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano” (Giacomo 1:12; Apocalisse 2:10). Un giorno, come i ventiquattro anziani, noi ci “prostr[eremo] davanti a Colui che siede sul trono e ador[eremo] Colui che vive nei secoli dei secoli e gett[eremo] le [nostre] corone davanti al trono” (Apocalisse 4:10).

Commentario alla seconda lettera di S. Paolo a Timoteo © Associazione Verità Evangelica

Studiare e capire la Bibbia per conto proprio

Studiare e capire la Bibbia per conto proprio

STUDIARE E CAPIRE LA BIBBIA PER CONTO PROPRIO

di Richard L. Mayhue
ISBN 978-88-96129-04-3
Pagine 192
Euro 10,00 + spese postali

Non è esagerato dire che i credenti biblici, e le chiese evangeliche, saranno sane e forti soltanto nella misura in cui la loro dieta spirituale sarà basata sullo studio serio, approfondito e accurato dei testi biblici.

La lettura e la predicazione superficiali creano cristiani superficiali, i versetti citati fuori dal loro contesto sono l’arma delle sette e degli eccentrici.

STUDIARE E CAPIRE LA BIBBIA PER CONTO PROPRIO offre, finalmente, in termini semplici e chiari, lo spunto e la guida per rinnovare il proprio studio delle Sacre Scritture e, soprattutto, l’esposizione pubblica delle Verità bibliche nella predicazione e l’insegnamento.

È un testo a cui ritornare, settimana dopo settimana, per apprendere i principi fondamentali di una fedeltà alla Bibbia che va oltre alle mere affermazioni formali.

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[Estratto dal capitolo 7]

Aggiungere alla Scrittura

Alcune delle promesse di Dio si basano sul suo carattere immutabile. Una promessa di questo tipo, basata sulla santità di Dio e sul suo desiderio che tutti siano santi (Levitico 19:2; 1 Pietro 1:15-16) è il Salmo 15.

1 O Eterno, chi dimorerà nella tua tenda?
Chi abiterà sul monte della tua santità?
2 Colui che cammina in integrità ed opera giustizia e dice il vero come l’ha nel cuore;
3 che non calunnia con la sua lingua, né fa male alcuno al suo compagno, né getta vituperio contro il suo prossimo.
4 Agli occhi suoi è sprezzato chi è spregevole, ma onora quelli che temono l’Eterno. Se ha giurato, foss’anche a suo danno, non muta;
5 non dà il suo danaro ad usura, né accetta presenti a danno dell’innocente. Chi fa queste cose non sarà mai smosso.

Altre promesse di Dio poggiano sul contenuto della promessa. Ad esempio, la promessa di Dio di non distruggere più la terra con il diluvio è vera oggi come lo era quando fu fatta a Noè: “Io stabilisco il mio patto con voi, e nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio, e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra” (Genesi 9:11).
Tuttavia ci sono promesse, come in 2 Cronache 7:14, che non sono basate solo sul carattere eterno di Dio, ma anche sulla sua volontà specifica. Non c’è nulla in quella promessa fatta a Salomone per Israele che contenga parole estese a tutti gli uomini, come invece avviene con la promessa fatta a Noè in Genesi 9:11. Né il carattere di Dio garantisce la restaurazione nazionale quando si verifica un risveglio spirituale.

L’applicazione errata di varie promesse costituiva l’errore fondamentale del pensiero della Chiesa Universale di Dio e la portava a insegnare che l’America e l’Inghilterra siano ora le destinatarie delle promesse di Dio fatte originariamente a Israele. Inoltre, lo stesso errore è alla base del credo dei Mormoni, secondo cui quando Cristo ritornerà, non sarà sul Monte degli Ulivi, sulle pendici orientali di Gerusalemme (Zaccaria 14:4; Atti 1:11,12), ma a Independence, una città, nello stato del Missouri. Gran parte della letteratura dei Mormoni indica Independence come la Sion della fine dei tempi, menzionata nella Bibbia. Questo è un classico esempio di un gruppo religioso, fondato in America, secondo cui l’apice della storia si concentra sull’America e non su Israele, come invece viene affermato nella Bibbia.
Questo succede perché hanno applicato alla propria nazione una verità biblica, e l’hanno alterata attribuendo al testo un concetto estraneo senza chiedersi: “Che cosa insegna il testo?”

Il motivo principale per cui parlo dell’errore commesso da alcuni è che dobbiamo essere doppiamente attenti a non fare gli stessi loro sbagli. I gruppi menzionati hanno interpretato in modo errato la Bibbia. Anche noi dobbiamo guardarci da questo tipo di errore e dalle sue conseguenze finali.
Un’ultima illustrazione ci aiuterà a spiegare il nostro ragionamento. Spesso viene fatta la domanda se ci siano riferimenti specifici agli Stati Uniti o alla Gran Bretagna nella profezia biblica. Certo ci piacerebbe pensare che il periodo del ritorno di Cristo fosse così imminente e che la nostra nazione fosse così importante da essere menzionata nella Scrittura.

Un noto insegnante di escatologia crede di aver localizzato l’America in Isaia 18. Pensa che le “ali”, di cui parla il v.1, si riferiscano alle ali dell’aquila del Nord America, emblema nazionale del nostro paese. La missione dei messaggeri, secondo lui, si riferisce ai corpi diplomatici disseminati in tutto il mondo dal Dipartimento di Stato di Washington, D.C. Questo è il suo modo di ragionare.
Tuttavia, esaminando con cura Isaia 18, vediamo che quel capitolo indica non la moderna America quanto piuttosto l’antica Cush o Etiopia. Se avesse consultato il contesto, avrebbe notato chiaramente che i capitoli da 13 a 23 di Isaia si riferiscono ai giudizi che Dio preannunciò sulle antiche popolazioni di Babilonesi, Moabiti, Egiziani e Cushiti. Sii diligenti: analizza il contesto! Questo consiglio ti preserverà da gravi errori. Perciò, mentre studi il Vecchio Testamento, sta particolarmente attento. Molte promesse nazionali vengono fatte da Dio a Israele. Occorre capire che sono solo per Israele e non per un altro popolo. Alcune di queste promesse per Israele saranno adempiute da Dio in futuro. Dio non le adempirà per altre nazioni.

Studiare e capire la Bibbia per conto proprio © Associazione Verità Evangelica