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La Voce del Vangelo


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La VOCE gennaio 2018

Il 2017 è passato ormai e non tornerà. È stato un anno da dimenticare o da ricordare?

Se siamo onesti, dobbiamo ammettere che ci sono stati momenti e aspetti dell’anno che preferiremmo dimenticare. E si spera che le difficoltà finanziarie, fisiche, nel lavoro e nei nostri rapporti con le persone non si ripetano più. Non è forse questo il motivo di tante usanze che fanno parte delle festività di fine anno?

I “botti”, i fuochi d’artificio, oltre a salutare e festeggiare il nuovo anno, in origine avevano anche il significato di cacciare via tutte le vecchie influenze negative.

Un tempo, in alcune città, camminare per le strade a mezzanotte del 31 era pericoloso a causa dell’abitudine diffusa di buttare dalle finestre cose di cui ci si voleva disfare. A Roma, per esempio, lasciando l’automobile parcheggiata fuori, rischiavi di ritrovarla “incastonata” da una poltrona gettata giù da un balcone.

Anche la cena del capodanno è piena di tradizioni che si crede portino fortuna ai commensali, tipo le lenticchie che, come simbolo di soldi, auspicano copiosi guadagni durante l’anno. E allo scoccare della mezzanotte tutti pronti a brindare per un futuro migliore.

Come credenti, abbiamo la libertà di festeggiare o meno il nuovo anno, sapendo che il nostro futuro non è condizionato da tradizioni scaramantiche, ma è nelle mani del nostro Padre celeste. Ma Dio vuole che ricordiamo o dimentichiamo quello che è passato?

Pensiero sbalorditivo

“Benedici, anima mia, il SIGNORE e non dimenticare nessuno dei suoi benefici” (Salmo 103:2). 

Ecco, non importa cosa ci sia successo durante l’anno, Dio si aspetta che non dimentichiamo quello che Lui ha fatto per noi.

Se lo conosciamo, se Egli è il nostro Salvatore, desidera che la nostra vita sia vissuta alla luce dell’immensa grazia che abbiamo ricevuto. Il punto di partenza è che, come peccatori, non meritiamo nulla di buono da parte di Dio, santo e perfetto. Anzi, il nostro comportamento richiedeva la giusta, severa condanna.

Non dobbiamo dimenticare, allora, che ogni momento vissuto nella realtà della sua grazia infallibile è una benedizione sbalorditiva.

È un pensiero assolutamente sbalorditivo: “Che cos'è l'uomo perché tu ti ricordi di lui o il figlio dell'uomo perché tu ti curi di lui?” (Ebrei 6:2).

Ti è sembrato che Dio si fosse dimenticato di te? Che non ti abbia curato come ti saresti aspettato? Hai pensato che avresti meritato di meglio? Carissimo amico, Dio non si dimentica dei suoi!

Egli non può rinnegare se stesso: in piena coerenza col suo carattere, tutto quello permetterà sarà per il nostro bene.

Ascolta queste parole: “Il SIGNORE è pietoso e clemente, lento all'ira e ricco di bontà. Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. Egli non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono” (Salmo 103:8-11).

Non mi stancherò mai di ripetere queste verità: Dio è perfetto e la sua saggezza è senza limiti. È anche onnipotente, capace perciò di mettere in atto il suo proposito benevolo. Nessuna prova dura un minuto in più di quello che possiamo sopportare o di quello che serve per adempiere in noi i suoi scopi eterni. Infatti, il salmo 103 dice anche che Dio sa bene che siamo deboli, nient’altro che polvere. Perciò ogni evento nella nostra vita è attutito attraverso l’imbottitura del suo amore immutabile e eterno.

Questo è senz’altro qualcosa che non dobbiamo mai dimenticare. Ci aiuterà a cominciare l’anno con una pace e una fiducia che ci sorprenderanno, meravigliando anche le persone intorno a noi. Infatti, è proprio questo ciò che significa vivere alla gloria di Dio: le persone vedono la sua opera in noi mentre ci osservano lodarlo anche nelle circostanze avverse.

PERÒ DIMENTICA…

Se hai fatto qualcosa di buono, non ti fermare. Anzi, dimenticalo, come se non l’avessi fatto!

Paolo scrive: “Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:13,14).

Se c’è una parola che descrive bene cosa desidera Dio da noi in questo nuovo hanno, è la parola progresso. Dio vuole che, dimenticando tutto ciò che ci vuole frenare, protendiamo verso la mèta eterna. Se abbiamo avuto dei successi, Egli non vuole che ci adagiamo su di essi, come se fossimo già arrivati al traguardo.

Anzi, per sapere con certezza che non siamo ancora arrivati, basta controllare se siamo vivi. Sei vivo? Allora hai altra strada da fare. È meglio che tu ti metta a correre senza perdere tempo pensando di essere ormai giunto alla mèta.
L’idea del correre dovrebbe darci anche un senso d’urgenza: non c’è molto tempo ma c’è molto da fare. Ci sono altri che hanno bisogno di te!

Se sei ancora vivo è perché Dio ti vuole usare nella vita di altre persone.

Forse pensi di non essere degno che Dio si serva di te per aiutare gli altri, perché hai fallito. Anche quello devi dimenticare. Dio vuole che ti rialzi e che continui a servirlo con fedeltà nonostante la tua caduta. Non sarà tutto come prima, ma ci sarà del progresso  e Dio ti userà come vuole Lui.

PROMESSE DA RICORDARE

  • “Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato.” Isaia 40:29
  • “Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.” Isaia 41:10
  • “Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.” Giacomo 1:5
  • “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” 1 Giovanni 1:9
  • “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.” Giovanni 8:36
  • “Il mio Dio provvederà a ogni vostro bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù.” Filippesi 4:19
  • “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.” Salmo 23:4
  • “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” Romani 8:28

Mutevolmente al passo coi tempi

Sotto le feste, a casa nostra si fanno sempre tante foto di gruppo. Adesso più che mai, con tutti i cellulari ognuno scatta un suo ricordo personale della serata. Guardando le vecchie foto salta all’occhio quanto siamo cambiati negli anni: quel taglio di capelli o il modo di vestire che andava tanto all’epoca… Oggi sarebbe impensabile.

Ogni anno nascono nuove tendenze e quello che un tempo era un must, oggi è appeso nell’angolo più remoto dell’armadio. L’industria della moda sa quello che fa: ci spinge a spendere soldi. Cambia la punta delle scarpe, la larghezza delle cravatte, i colori dei vestiti, l’orlo dei pantaloni… E se non aggiorni il tuo guardaroba, rischi di sentirti fuori posto, fuori moda. Almeno è quello che vorrebbero loro.

Nella sfera spirituale, è possibile sentirsi fuori moda? Le tendenze cambiano. Guardandoti intorno, ti senti fuori posto o al passo coi tempi?

Forse, come credenti, siamo più restii degli altri a seguire i mutevoli usi e costumi della società, ma anche noi corriamo il pericolo di venir risucchiati in questo costante bisogno di aggiornamenti indispensabili.

Non è un fenomeno nuovo, anche se adesso è più esasperato. Era previsto sin dall’inizio che, nel tempo, la chiesa sarebbe stata tentata a cedere al cambiamento per assecondare la mentalità della società.

Per questo Dio ha ispirato l’apostolo Paolo a scrivere a Timoteo di stare in guardia da questo pericolo: “Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo ministero” (2 Timoteo 4:1-5).

Se c’è una cosa che è diventata assolutamente fuori moda è quella di parlare di peccato.

Mai dire che il peccato porta delle conseguenze serie. Mai accennare al giudizio o all’inferno, se no, la gente si stranisce. Meglio parlare di alienazione, difficoltà, sbagli... Senza offendere. Senza colpevolizzare nessuno.

È già successo in Svezia e negli Stati Uniti, e presto potrebbe succedere anche da noi di passare guai giudiziari se si parla di omosessualità come peccato. O se facciamo sentire male qualcuno dicendogli la verità sul gender che ha scelto.

Oltre al peccato, sulla lista sempre più lunga delle dottrine obsolete c’è anche l’inferno, i sei giorni letterali della creazione, la nascita di Gesù da una vergine, la signoria di Cristo, l’inerranza delle Sacre Scritture… Infatti la parola “dottrina” stessa è sempre più demodé. Adesso bisogna accogliere tutte le opinioni, anche le più discrepanti: nessuno deve sentirsi fuori posto. Accettare tutti anche a costo di compromettere la verità.

Ma l’apostolo Paolo scrive con tono grave e autorevole: “Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù… predica… insisti.. convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza.”

Sì, ci vuole pazienza. Soltanto non a scapito delle verità eterne che, al contrario della moda, non passeranno mai.

Ci sono alcuni motivi per cui noi credenti siamo tentati di adeguarci al tenore spirituale del mondo e di adottarne i modi di ragionare, parlare e agire. Uno è che non ci piace essere tacciati come quelli attaccati a realtà ormai passate. L’uomo contemporaneo dev’essere aperto ad altre opinioni e realtà. Deve accettare che la morale non è statica, ma cambia insieme alla società. Dio, però, non ci ha chiesto di essere popolari ma fedeli! (cfr. Romani 12:2; Colossesi 2:8; Ebrei 13:9; Apocalisse 2:25)

Un altro motivo può essere che vorremmo sentirci in qualche modo più rilevanti nella società, più approvati. Essere in pochi ci fa sentire emarginati. Ma i veri credenti erano emarginati e perseguitati già duemila anni fa. Seguire Cristo non andava certo di moda ai tempi della prima chiesa. E come noi, anche i primi credenti subivano delle pressioni da i non credenti per scendere a compromessi nella fede.

Le novità spirituali si insinuano nelle chiese subdolamente, piano piano. I cambiamenti non vengono mai in modo eclatante, ma graduale. Cercando di essere più attenti e accomodanti alle esigenze e preferenze delle persone che non conoscono Dio, si finisce prima o poi per compromettere anche le verità bibliche.

Come si salveranno, se nessuno gli dice che sono sotto l’ira di Dio per il loro peccato? Basteranno un’atmosfera accogliente e le musiche orecchiabili a convincerli!? Ecco perché Paolo scongiura i credenti a essere vigilanti. Tanto più, perché a  volte questi attacchi provengono proprio dall’interno della chiesa stessa.

È facile capire a cosa si riferiva Paolo quando scriveva ai credenti del suo tempo di essere pazienti e di sopportare le sofferenze, ma che cosa ha a che fare con noi? Che bisogno c’è di soffrire? Forse è proprio la nostra voglia di evitare ogni tipo di sofferenza che ci rende propensi a non essere troppo attaccati alla dottrina. Ma se Gesù ha detto che avremmo avuto tribolazione, ce la dobbiamo aspettare e dobbiamo essere pronti ad affrontarla nel modo che onori Dio.

Con quali propositi stai cominciando il nuovo anno? Il bisogno di evangelizzare non è certo diminuito negli anni. Milioni di persone intorno a noi sono dirette verso una morte eterna senza speranza. Saranno alla moda, ma la loro fine sarà terribile.

Paolo termina questo passo con le parole solenni: “Adempi fedelmente il tuo servizio.” La mia sarà una domanda superflua, ma te la faccio lo stesso: Ce l’hai un sevizio preciso in chiesa? Cosa stai facendo? Come lo stai adempiendo? La mia preghiera è che tu possa avere lo zelo necessario per svolgerlo fedelmente, senza mai compromettere l’integrità del Vangelo seguendo le tendenze “alla moda” ma non bibliche.

Quale chiesa è meglio?

– Guglilelmo risponde, ristampa dal 1992

Caro Guglielmo,
Indipendentemente dalla presenza o meno nella propria città di una chiesa evangelica, in base a quali criteri il credente deve scegliere una determinata denominazione confessionale a cui appartenere?
Dato che la fedeltà al messaggio biblico dovrebbe essere la cosa in comune tra tutte le chiese evangeliche, a chi rivolgere la propria adesione?
Alla Chiesa del Nazareno, ai battisti, alle Assemblee di Dio, ai pentecostali, ai metodisti, ai fratelli, alle chiese di Cristo? Siccome tutti predicano il Vangelo, e anche se differiscono di particolari osservanze comunitarie, nessuno dovrebbe essere emarginato nella scelta.
Naturalmente, penso che lei sia orientato a consigliare la sua chiesa, ma vorrei delle motivazioni più esaurienti.
(Lettera firmata)

La tua lettera sembrerebbe un bel rompicapo. Consigliare una chiesa piuttosto che un’altra potrebbe rinnovare le guerre di religione!

Ma, forse, il problema sembra più complicato di quanto non sia. È vero che le differenze fra la maggior parte delle chiese evangeliche vanno scomparendo, con gli anni. Alcune sono nate per dare importanza ad una certa dottrina o pratica, ma spesso, col tempo, questa particolarità perde una parte o tutto il suo significato. Altre volte, le diverse denominazioni sono nate in precisi momenti storici, in una nazione o regione particolare, e anche queste particolarità perdono il loro significato con il passare degli anni (o dei secoli).

D’altra parte, sarebbe un errore credere che tutte le chiese evangeliche siano ugualmente preferibili. E questa non è un’affermazione di partigianeria. Chi legge con cura gli scritti del Nuovo Testamento si rende subito conto che una delle preoccupazioni costanti degli apostoli era combattere gli errori, e addirittura le eresie, che si intrufolavano nelle chiese (vedi Galati, 2 Pietro e le tre lettere di Giovanni per degli esempi più eclatanti). Perciò è più che probabile, se gli uomini e le astuzie di Satana non sono cambiate dai tempi apostolici, che degli errori gravi possano esistere in una o l’altra delle chiese da te nominate.

Dimostri uno scetticismo più che giustificato nei tempi attuali, di confusione e di adescamento interessato, nel temere che io ti indichi la “mia” chiesa come quella preferibile, o come l’unica giusta. Ma, si dà il caso che io non abbia nessuna posizione o titolo ecclesiastico da difendere e che nessuno dei nomi da te citati (né altri che si potrebbero citare) possono, a mio avviso, essere approvati acriticamente.

Per ridurre il succo della questione ai due elementi assolutamente essenziali, ogni chiesa deve essere giudicata su due basi. Primo, la dottrina biblica a cui effettivamente crede e che insegna e difende (non le “confessioni di fede” solo formalmente accettate). Non posso farti qui un elenco delle dottrine, sostenute biblicamente, che mi sembrano fondamentali. Però, un libro come Teologia elementare potrebbe servirti come base di ricerca.

Secondo, oltre alla sua dottrina, ogni chiesa deve essere giudicata sulla base della sua effettiva vitalità spirituale. Questa vitalità parte dall’esperienza della nuova nascita, come base per appartenervi, e continua con una vita coerente di crescita, di ubbidienza agli insegnamenti morali o etici della Bibbia, di amore e di servizio da parte dei suoi membri.

Se tu sei veramente nato di nuovo e hai ricevuto nella tua vita la presenza dello Spirito Santo, credo che tu possa usare queste indicazioni, senza pretendere di trovare la chiesa perfetta, per orientarti nel trovare un gruppo di credenti con cui adorare il Signore e crescere spiritualmente.

Un pizzico di sale

– Ristampa dal 1963

“Che cosa volete per il vostro pranzo di compleanno?” chiese Mamma.
I gemelli si consultarono, poi la guardarono increduli... “Possiamo dire noi quello che vogliamo?”

“Sì, domenica sarà il vostro compleanno e potete scegliere.” Le consultazioni furono varie, laboriose e infruttuose. Finalmente Mamma venne in soccorso dei due piccoli uomini indecisi.

“Vi piacerebbero, per esempio... per esempio... le ‘farfalle’ col sugo di pomodoro?”
“E formaggio sopra” specificò Davide. “ E poi... cotolette e insalata?” “Va bene” approvò Daniele.
“E la torta” dissero i due unanimi. Su quel punto non c’erano divergenze fondamentali.

“E come vi piacerebbe la torta?”
“Io la voglio gialla e verde” disse Daniele.
“E io rossa e rosa” soggiunse Davide. Sui colori non ci fu modo di intendersi. I due erano più cocciuti di due muli.

“E quante candele ci metterai, Mamma?”
“Cinque per Davide e cinque per Daniele.”
“E quante per me?” chiese Deborah. “Beh, tu ne hai avute tre, quando era caldo, in giugno. Adesso devi aspettare che faccia caldo di nuovo.”
“E quante per Stefanino?”
“Bisogna aspettare il caldo pure per lui...”

“Sì, ma non sono per niente contenta, perché Davide e Daniele hanno il compleanno e io no.”
“Ti lasceremo spegnere una delle nostre candele” disse Daniele. “Sei contenta che siamo così gentili?” “Però una sola” replicò Davide. Deborah accettò con condiscendenza.

Due giorni più tardi, Mamma si alzò presto per decorare la torta per non essere né vista né disturbata. E non era un problema da poco cercare di accostare quei quattro famigerati colori senza fare perdere l’appetito a nessuno... A opera finita, mentre disponeva le candeline, immaginava gli occhi lucenti dei bambini quando avrebbero visto le piccole fiammelle accese e avrebbero ascoltato con un largo sorriso un po’ imbarazzato, la canzoncina di augurio.

Mamma ricordò la gioia perfetta che lei e Papà avevano provato ogni volta che Dio (aveva affidato loro un nuovo piccolo tesoro da educare per Lui. Ma una sola nascita nella vita non basta. Cristo ha detto: “Se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio...” e tutti gli sforzi dei genitori devono essere tesi per condurre a Cristo i loro figli, affinché per mezzo di una fede personale e sincera “nascano di nuovo” nella famiglia di Dio.

“Mamma, tu sai una cosa?” sussurrò Daniele quando Mamma più tardi andò ad aprire le finestre della camera dei bambini. “Prima, quando tu eri in cucina a fare la torta io sono andato al gabinetto... Ma ho chiuso gli occhi per non vedere il ‘tuo’ segreto. Non ho visto proprio niente, neanche la crema rosa.”

“Neanche le candele?” chiese incredulo Davide.
“Beh, le candele sì, ma solo per un momento.”

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