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La Voce del Vangelo


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La VOCE MAGGIO 2021

Durante i miei anni all’università negli Stati Uniti, una volta fui ospitato a casa di un caro amico mio. Suo padre era l’amministratore di una casa di riposo, e una sera ci aveva offerto la cena nella sala da pranzo con tutti i residenti.

A un certo punto, non ricordo per quale problema, il padre del mio amico aveva fatto chiamare il cuoco.

Tra i due era subito nata una discussione, e alla fine il padre dell’amico mio aveva detto al cuoco con voce seria: “Lei lo deve fare. Lo faccia e basta!” Al che il cuoco, un omone come un armadio a tre ante, aveva ribattuto: “L’unica cosa che devo fare è morire!” tornandosene sbuffando in cucina.

La scena mi è rimasta impressa proprio per la risposta del cuoco. Riesco ancora a sentire la sua voce fare eco nella mia mente, come se l’unica cosa certa per lui fosse il fatto che tutti dobbiamo morire, e il resto è solo una grande incognita.

In questi tempi d’insicurezza, di cosa sei sicuro? Cosa ti dà speranza? 

TUTTA LA VITA, TUTTO IL TEMPO

Il re Davide, circa tremila anni fa, aveva avuto una vita particolarmente travagliata. 

All’inizio tutto sembrava andare per il meglio: era stato unto re d’Israele, e aveva ucciso il gigante Golia riportando una grande vittoria sui Filistei. 

Ma di lì a poco Davide sarebbe stato inseguito per anni dal re Saul che lo voleva morto; avrebbe perso in battaglia il suo migliore amico Gionatan; avrebbe peccato in modo pesante commettendo adulterio e omicidio; suo figlio Absalom avrebbe guidato una rivolta contro il regno e avrebbe dissacrato la famiglia reale e poi sarebbe stato ucciso. 

Anche il bambino nato dall’adulterio con Bat-Sceba sarebbe morto colpito dal Signore (2 Samuele 12:15). E la lista non è completa!

Ti sembra la descrizione di una vita caratterizzata dalla certezza della bontà di Dio nei propri confronti? 

Eppure è stata proprio così: in mezzo a tanti guai famigliari e guerre sanguinose che doveva combattere, il re Davide era assolutamente sicuro della bontà di Dio nei suoi confronti.

Nel Salmo 23 lui ha scritto queste parole: “Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita” (Salmo 23:6).

Possibile che Davide avesse un concetto della bontà di Dio totalmente diverso dal nostro?

Ricordiamoci che Davide non conosceva Gesù. E benché lui sia uno dei 40 autori della Bibbia, non aveva il privilegio di avere a sua disposizione la rivelazione completa di Dio come l’abbiamo noi oggi, e non aveva lo Spirito Santo che dimorava in lui tutto il tempo.

Aveva forse ricevuto delle promesse talmente certe che nonostante le difficoltà potesse sentirsi in una botte di ferro?

Il salmo comincia con le parole: “Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.” La sua certezza partiva dal fatto che il Signore (Ebr. Yahweh) era il suo Pastore. 

Da giovane aveva pascolato il gregge di suo padre, e perciò aveva le idee chiare sul ruolo del pastore. Sapeva che il pastore aveva la responsabilità di curare e di proteggere le proprie pecore. 

La sicurezza di Davide era basata sulla sua conoscenza degli attributi divini dell’“Io Sono” che aveva promesso di prendersi cura di lui. Sapeva che il Signore era onnipotente, che aveva ogni capacità e autorità necessarie per essere un valente buon Pastore. 

Conosceva il cuore del suo Dio, sapeva che Lui era infinitamente saggio, perfetto in tutto quello che faceva. 

Sapeva che il suo Pastore era potente, nessuno poteva sopraffarlo ed era certo del suo amore e della sua cura. 

Aveva un Pastore perfetto sotto tutti gli aspetti, uno che diceva sempre il vero e manteneva tutte le promesse. 

Sapeva inoltre che la relazione col Pastore non si basa sulla bravura della pecora ma sulla competenza, compassione e dedizione del Pastore.

Non vorremmo anche noi avere questo tipo di certezza? Non vorremmo vivere nello stesso tipo di sicurezza?

Noi siamo sicuri?

Studiando la vita di Davide possiamo provare invidia per la relazione che aveva con Dio. E, forse, qualche volta scontrandoci con la nostra quotidianità dubitiamo che le parole “Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita” possano applicarsi anche ai nostri giorni.

Ma se Davide poteva essere sicuro che beni e bontà lo avrebbero accompagnato tutti i giorni della sua vita, noi dovremmo esserne ancora più certi. 

Gesù ha detto: “Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e disperde), perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore” (Giovanni 10:11-15).

Va da sé che il primo passo da fare è diventare una sua pecora. 

Questo accade nel momento in cui mettiamo la nostra fede nella morte di Gesù per i nostri peccati, e Lui diventa il nostro Signore. Senza questo passo importante ogni pretesa di una relazione col Pastore è un’illusione. 

Ma spesso, pur essendo figli di Dio, la nostra vita non mostra la sicurezza che aveva Davide. Più che sicuri, ci sentiamo sconfitti e mancanti.

Non ci sono mezze misure nelle parole “Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita.” Certo. Beni e bontà. Tutta la vita, tutto il tempo.

Interessante notare che nella lingua originale la parola “accompagnare” significa inseguire come fa un cane quando insegue qualcosa. È successo anche a voi? 

Io una volta mi sono ritrovato a scappare con tutte le mie forze perché due cani mi rincorrevano senza stancarsi. Sento ancora il loro fiato sul collo! Ringrazio Dio che ero molto più giovane e veloce, e sono riuscito ad arrivare alla mia macchina per mettermi in salvo. Non oso immaginare cosa avrebbero potuto farmi.

Nel Salmo 23 il concetto è che la bontà e la cura di Dio ci inseguono con la stessa determinazione, da cui quindi non possiamo sfuggire. 

Davide ha avuto diversi momenti nella sua vita in cui avrebbe potuto dubitare della bontà di Dio. A volte a causa di circostanze avverse e altre volte per colpa della sua disubbidienza, ma nonostante tutto era certo della continua e sicura bontà di Dio nei suoi confronti. 

A parole noi affermeremmo la stessa cosa, ma la nostra vita riflette quotidianamente questo tipo di certezza?

Un anno fa è successo

Solo poco più di un anno fa mio papà Guglielmo Standridge moriva di Covid, da solo, in una casa di cura a Milano. A causa delle restrizioni, noi della famiglia non potevamo stargli vicino, ma sono sicuro che anche in quegli ultimi giorni la bontà di Dio lo ha “inseguito”.

Perché ne sono così sicuro? Perché io conosco il mio Pastore e sono sicuro della mia relazione con Lui. Il nostro rapporto non si basa in alcun modo sui miei meriti (infatti non ne ho), e non riuscirei mai a sopperire minimamente al male che faccio con le mie buone azioni. Per papà era la stessa cosa.

Ogni vero seguace di Cristo, ogni vero cristiano sa che le parole di Paolo agli Efesini sono la sua speranza e la sua certezza: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8,9).

Gesù ha promesso che chiunque crede in Lui può essere certo della sua relazione col buon Pastore, e che Lui stesso lo curerà perfettamente come uno dei suoi. 

Perché allora non ci sembra di essere veramente “inseguiti” dalla bontà di Dio? 

Arrivano le difficoltà e diventiamo insofferenti, ci ammaliamo, perdiamo il lavoro e cadiamo in depressione, siamo delusi dalle nostre relazioni e ci amareggiamo anche contro i fratelli in fede che seguono lo stesso Pastore!

Il problema sta nel fatto che ci dimentichiamo com’è il nostro Pastore! Nella nostra mente lo riduciamo a nostra somiglianza, con tutti i difetti di un carattere umano. Lui non è così, ma è perfetto. Lo è in ogni cosa.

La nostra certezza È radicata nelle qualità del Pastore

Per spezzare il circolo vizioso di dubbi e incertezze, in cui cadiamo davanti ai problemi che ci assalgono, sarà bene che ripassiamo le qualità divine del Pastore, le quali ci faranno riscoprire la certezza della sua promessa di “inseguirci con la sua bontà”.

Il punto di partenza è che c’è solo un vero Dio, tutti gli altri sono invenzioni umane. 

Molti cercano di armonizzare le inconciliabili divergenze tra le religioni, sostenendo che si tratta di diverse descrizioni parziali, sebbene contraddittorie, dello stesso dio. È un affronto alla logica. Solo il Dio della Bibbia è immutabile, eterno e senza contraddizioni. E lo si può conoscere nella misura in cui Lui si è rivelato nelle Scritture. 

“Infatti così parla il SIGNORE che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata: «Io sono il SIGNORE e non ce n’è alcun altro»” (Isaia 45:18).

Giovanni ha affermato: “Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna” (1 Giovanni 5:20).

Conoscere Colui che è il Vero, significa anche conoscere come Lui è, quali siano le sue caratteristiche per le quali possiamo essere certi che Egli ci insegue veramente con la sua bontà.

Dio è misericordioso

Quando Dio si è rivelato a Mosè ha detto di sé: “Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà” (Esodo 34:6).

Dio mostra compassione, infatti, quando l’apostolo Paolo ne parla, dice: “Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l’immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù” (Efesini 2:4-7).

Non solo Dio è perfettamente misericordioso, ma la sua misericordia non ha limiti. Gesù ha mostrato compassione nelle sue interazioni con gli uomini quando “vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Matteo 9:36).

Chi conosce Dio sa che è un Dio compassionevole. Inseguire i suoi figli con beni e benignità è in accordo con la sua indole.

Dio è amorevole

Giovanni scrive: “…Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (1 Giovanni 4:8-10).

La Bibbia è piena di versetti che lo descrivono come un Dio d’amore, che ha mostrato il suo amore verso gli uomini con assoluta perfezione! 

Colui che ha sacrificato suo Figlio, compiendo il più grande atto d’amore mai mostrato nell’universo, è lo stesso che promette di amarci per sempre. 

Paolo scrive: “Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:38,39).

Dio ci ama perfettamente sin dall’eternità passata, e ci rassicura che nulla può fermare o interrompere questo amore.

Un amore eterno non può interrompersi, altrimenti non sarebbe eterno. Anche per questo la sua benignità fa parte della nostra vita. Sempre.

Dio è vicino

In un altro salmo Davide afferma che “Il SIGNORE è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità” (Salmo 145:18).

Paolo, dal canto suo, ribadisce anche lui: “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino” (Filippesi 4:4,5).

Il Signore è onnipresente, quindi sempre vicino, particolarmente coi suoi. Non è mai distratto, non è mai lontano, non dorme né sonnecchia. 

È presente per mostrare la sua benignità ogni momento.

Dio è la verità

La nostra certezza è sorretta dal fatto che Dio non fa promesse false. 

Il Signore ha fatto dire di se stesso: “Dio non è un uomo, da poter mentire, né un figlio d’uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola?” (Numeri 23:16,19).

Gesù ha affermato: “…colui che mi ha mandato è veritiero” (Giovanni 8:26).

E Paolo ha ricordato a Tito che “Dio… non può mentire” (Tito 1:2).

Se nutriamo sospetti verso ciò che Egli afferma nelle Scritture, dobbiamo essere onesti con noi stessi e ammettere di non conoscere Dio.

Alla luce delle caratteristiche di Dio che abbiamo ricordato fin qui (e ce ne sarebbero tante altre da considerare) come facciamo a NON avere la stessa certezza che aveva il salmista Davide quando scrisse il Salmo 23?

I beni e le benignità di cui Davide scrisse, parlano di quello che Dio fa nei nostri confronti.

Le stesse parole ebraiche originali sono tradotte in tanti modi diversi nella Bibbia, perché racchiudono in sé tanti significati che per essere spiegati in italiano hanno bisogno di diverse parole: bontà, grazia, misericordia, amore, amorevolezza, comprensione, compassione, favore.

La tua vita dichiara quali sono le tue certezze

Quante volte il nostro comportamento tradisce la nostra mancanza di pace! E quanto spesso la nostra insoddisfazione, la lamentela, la ribellione, l’insofferenza e la rabbia smentiscono le nostre parole pie! 

Sarà forse perché in quei momenti Dio non ci sta più inseguendo con la sua bontà e benignità? Credo proprio di no!

Il problema siamo noi. Abbiamo perso di vista Dio, i suoi scopi e la sua cura nei nostri confronti.

Non devono essere le circostanze a dirottare i nostri sentimenti e offuscare quello che pensiamo di Dio, ma dobbiamo essere guidati dalla fede nella sua Parola, e nelle sue promesse.

Io sono scappato a gambe levate da quei due cani, che non facevano presagire nulla di buono. Ma mi riprometto di non scappare da Dio. E non scappare nemmeno tu! 

Vivere come il cuoco che discuteva col papà del mio amico, con l’unica certezza di dover morire, è ben misera cosa.

– D.S.

 

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