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Proposte speciali

La VOCE novembre 2025

Dopo una settimana intensa, trascorsa tra il traffico, gli impegni di lavoro, la scuola e le mille attività dei figli, alzarsi la domenica mattina per andare in chiesa può sembrare una fatica. Le necessità e i ritmi della vita familiare hanno trasformato la domenica nel giorno del riposo e del relax, dedicato a recuperare energie, svolgere ciò che non si riesce a fare durante la settimana e, per chi può, concedersi finalmente un po’ di tempo per sé.

Ma come riuscire, in mezzo a tutto questo, a ritagliare uno spazio anche per il culto dovuto al Signore?

Un tempo, molte chiese organizzavano incontri la domenica sia al mattino che alla sera, oltre a due appuntamenti infrasettimanali: uno dedicato alla preghiera e l’altro allo studio biblico. Era la norma.

Oggi, invece, in gran parte del panorama evangelico, quella ricca vita di comunità sembra solo un lontano eco del passato.

Perché è cambiato tutto? 
Forse perché la vita di allora era meno complicata? O perché si avevano meno impegni e non si era tirati in mille direzioni come accade oggi? 
Oppure siamo diventati meno disciplinati? Abbiamo forse abbracciato priorità sbagliate? Siamo più restii al senso del dovere e al sacrificio?

I principi che un tempo ispiravano intere generazioni di credenti non sono più validi per noi?

A volte si ha l’impressione che parlare dell’importanza di frequentare la chiesa interessi solo ai suoi conduttori — anziani e pastori stanchi di predicare davanti a sedie vuote, timorosi di perdere il “controllo” sulla loro comunità. In realtà, il problema delle assenze agli incontri non è affatto nuovo: era già presente ai tempi degli apostoli.

All’interno di ogni chiesa locale si possono distinguere, in linea di massima, tre categorie di persone.

La prima comprende coloro che, quando compaiono, sorprendono piacevolmente tutti: non fanno realmente parte del nucleo stabile della chiesa, perciò la loro presenza è un evento inatteso.

Il secondo gruppo è formato da quelli che non sorprendono mai nessuno — né con la loro presenza né con la loro assenza — perché la loro partecipazione è incostante e imprevedibile.

Infine, c’è il terzo gruppo: quello di coloro che, se mancano, tutti se ne accorgono e si preoccupano. Sono gli assidui, le presenze affidabili, su cui la comunità può contare. Di solito rappresentano la minoranza, ma sono anche coloro che portano sulle spalle gran parte delle responsabilità e degli impegni della chiesa.

Uno dei problemi di fondo da cui nasce questa divisione è che, per molte persone, il concetto di chiesa è piuttosto nebuloso.

Per l’uomo comune, la chiesa è semplicemente il luogo dove si va per cantare, pregare, ascoltare un messaggio e partecipare alla Cena del Signore. Tuttavia, la definizione biblica di chiesa va ben oltre tutto questo.

Altri, forse con una sensibilità spirituale più marcata, affermano che per loro Dio è la loro chiesa: una passeggiata al mare o tra le vette maestose delle montagne suscita in loro un senso del sacro. Bello, certo, ma neppure questa è la definizione biblica di chiesa.

C’è poi chi identifica la chiesa con il proprio rapporto personale con Gesù, l’Amico e il Salvatore che riempie il cuore di pace. Quando la loro relazione con lui “funziona”, qualunque luogo o momento può diventare “chiesa”. Ma anche questa visione, per quanto sincera, non corrisponde a ciò che la Scrittura insegna.

La chiesa non è semplicemente il tempo che dedichiamo alla lettura della Bibbia o alla preghiera. È molto di più.

La definizione biblica è: la chiesa sono i credenti stessi che ne fanno parte, il corpo di Cristo e la sua sposa che Dio, l’ideatore della chiesa, ha voluto donare al suo Figlio (Giovanni 17:6,24). Cristo, infatti, “ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per riscattarla” (Efesini 5:25b). Essa appartiene a lui che ne è il Capo (1:22,23) e colui che la edifica, come ha affermato: “… su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere” (Matteo 16:18). 

La chiesa quindi è l’insieme universale di tutti i credenti di ogni epoca, cultura e nazione. Fermo restando che non chiunque si definisce “cristiano” lo sia davvero, non c’è un vero discepolo di Gesù che non ne faccia parte dal momento in cui ha creduto in lui. 

Nel disegno di Dio, la chiesa universale si esprime attraverso gruppi di credenti locali, sparsi nel mondo, che si riuniscono in chiese visibili secondo le istruzioni del Nuovo Testamento.

Ed è proprio qui che sorge la grande difficoltà: essendo formate da persone redente ma ancora imperfette, le chiese sono da sempre vulnerabili a divisioni, errori dottrinali e manifestazioni di carnalità tra i loro stessi membri.

Tristemente, le delusioni e i conflitti tra credenti rappresentano una delle cause principali del disincanto e dell’allontanamento di molti dalla vita di chiesa. Chi di noi, in tutta onestà, non ha mai provato un pensiero negativo nei suoi confronti?

Charles Spurgeon, il celebre predicatore inglese di una grande congregazione londinese, lo espresse con saggezza quando disse: “Se mai trovassimo una chiesa perfetta, diventerebbe imperfetta nell’istante in cui vi entriamo.”

Questa inevitabile realtà — chiese composte da persone fallibili — diventa per molti la scusa ideale per iniziare a disertare gli incontri regolari. Si comincia con l’essere insoddisfatti della musica, dei messaggi, di chi predica, dell’orario dei culti, dell’accoglienza non sempre calorosa o del modo in cui vengono assegnati compiti e responsabilità.

A poco a poco, la partecipazione diventa irregolare, segnata da reticenza e spirito critico, spesso alimentati da esperienze passate.

Eppure, per quante scuse potremmo trovare per non frequentare la chiesa, non dovremmo mai dimenticare tutti i motivi che Dio ci dà per farlo.

Qualcuno ha osservato saggiamente: “Si può essere dediti alla chiesa senza essere dediti a Cristo, ma non si può essere dediti a Cristo senza esserlo anche alla chiesa.” Questa affermazione invita ciascuno di noi a un esame profondo.

Devo forse chiedermi se la mia riluttanza ad alzarmi la domenica mattina per il culto non sia, in realtà, una velata accusa contro Dio, come se fosse colpa sua se nella mia zona non c’è una chiesa abbastanza “sana” e devo attraversare tutta la città per trovarne una?

O forse la mia difficoltà a partecipare regolarmente rivela semplicemente pigrizia, mancanza di disciplina o il rifiuto di fare qualche sacrificio per ascoltare la Parola di Dio?

E ancora: se non frequento una chiesa, è possibile che io non sia davvero un discepolo di Cristo? Oppure sono un discepolo disubbidiente o infedele, incapace di amare e perdonare persone difficili?

Il mio distacco dalla comunità potrebbe essere il segno della mia immaturità spirituale o dell’ignoranza di ciò che la Bibbia insegna a riguardo?

Dio vuole che i credenti crescano insieme

Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio. Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito.    –Efesini 2:19-22

È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell’amore.     –Efesini 4:11-16

Bastano questi versetti per comprendere che è impossibile mettere in pratica tutte le istruzioni del Nuovo Testamento vivendo isolati dagli altri credenti, senza far parte in modo concreto di una chiesa locale. 

E non si pensi che i credenti delle chiese primitive fossero più spirituali o maturi di noi. Anche loro avevano le loro debolezze: si dividevano in fazioni, mostravano preferenze per certe guide, tolleravano peccati gravi — come accadeva a Corinto — si comportavano in modo indegno persino durante la Cena del Signore, litigavano, come nella chiesa di Filippi, e accettavano guide che poi avrebbero insegnato dottrine perverse, come a Efeso.

Eppure, non troviamo mai nel Nuovo Testamento una sola parola che incoraggi i credenti ad abbandonare o evitare la comunità locale.

Anzi, Dio ha dato chiare istruzioni a ciascun membro della chiesa perché sia fedele fino alla fine, anche nelle piccole cose, e svolga con diligenza il compito che gli è stato affidato.

La fedeltà e la diligenza non sono virtù facili, ma indispensabili, perché vivere come Dio si aspetta dai suoi non è mai stato semplice.

“Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma specialmente ai fratelli in fede” (Galati 6:9). 

I credenti litigano e le chiese si dividono

Nella maggior parte dei casi, non si tratta di divergenze dottrinali, ma di semplici preferenze personali, di egoismo e di mancanza di perdono.

Parole dette con leggerezza finiscono per ferire e dividere, anziché edificare e guarire. Così, invece di obbedire al comando che Dio diede alla chiesa di Efeso: — cioè che “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione” (Efesini 4:29,30) — molti finiscono per indebolire proprio quel corpo che dovrebbero contribuire a fortificare.

Gli stessi problemi erano presenti anche nella chiesa di Filippi. A quei credenti, l’apostolo Paolo scrisse parole che risuonano ancora oggi con straordinaria attualità: “Se dunque v’è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2:1-4). 

Non siamo chiamati a comportarci con amore solo verso chi è facile da amare, ma verso tutti i credenti. 

La nostra missione è esortarci, istruirci, riprenderci e correggerci a vicenda. Ma come possiamo realizzare tutto ciò – amarci, pregare gli uni per gli altri, perdonarci, onorarci, salutarci, accoglierci, essere ospitali, vivere in comunione, in armonia, portare i pesi gli uni degli altri, confortarci, prenderci cura gli uni degli altri – se ci evitiamo come la peste?

Non stiamo parlando di quei credenti che vediamo solo occasionalmente o di quelli che non incontreremo mai, perché vivono lontano (con loro sì che sarebbe facile andare d’amore e d’accordo!). Parliamo piuttosto di coloro con cui intratteniamo una relazione continua, profonda, attenta e anche sacrificale.

Questi versetti smontano anche l’idea che una "chiesa virtuale" – accessibile tramite il televisore o il computer, mentre siamo comodamente seduti sul divano in pigiama la domenica mattina – possa sostituire la vera comunità cristiana. Partecipare a un culto in streaming non è partecipare alla vita della chiesa; non è metterci al servizio degli altri, usando i doni che lo Spirito Santo ci ha dato per edificare la comunità.

Pietro scrive: “Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. Se uno parla, lo faccia come si annunciano gli oracoli di Dio; se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli” (1 Pietro 4:10,11).

Non mettere i doni ricevuti da Dio al servizio della chiesa visibile significa quindi amministrare male la sua grazia!

D’altronde, se niente di tutto questo che Dio ha previsto per il nostro bene eterno all’interno della chiesa locale ci attrae, dobbiamo domandarci seriamente se abbiamo davvero compreso cosa significa credere in Cristo.

Esiste infatti un falso cristianesimo abbracciato da folle intere, che si nutre di apparenze e sensazioni, promosso da predicatori che fanno sentire bene le persone solleticando le loro orecchie invece di pungere i loro cuori. Incontri di massa con tanto di intrattenimento e atmosfere emotivamente coinvolgenti ma spiritualmente sterili. In questi contesti si cerca approvazione, non santificazione. La predicazione è breve, leggera, divertente, e le persone sono amichevoli, mai troppo coinvolgenti, mai invadenti. 

Ma è una parodia del vangelo, un cristianesimo che non richiede di morire a sé stessi, non insegna il sacrificio, non spinge a mettere Cristo al primo posto, se non a parole. Ti presenta Gesù come Salvatore, ma non come Signore. Ti lascia amarlo a modo tuo, senza dover rinunciare a nulla, senza obbedienza, senza croce. 

È la scelta di chi non vuole sentirsi in colpa quando la Parola di Dio rivela i difetti e il peccato, di chi rifiuta la correzione e non accetta che Dio abbia autorità sul suo modo di pensare, di vivere, di scegliere. È il vangelo comodo, che lascia intatti i tuoi idoli e non ti chiede di cambiare.

Ma non è il cristianesimo di Cristo.

Gesù dice chiaramente: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13,14).

Camminando lungo questa strada stretta e difficile, i discepoli di Cristo sono circondati da un mondo ostile a Dio, nemico di tutto ciò che è giusto, buono e santo.

In mezzo a tale opposizione, la chiesa, il corpo di Cristo, diventa per loro un luogo di ristoro e di forza, dove trovano incoraggiamento per affrontare le tribolazioni della vita.

Nella chiesa, attraverso la predicazione della Parola di Dio, ricevono l’istruzione e la saggezza necessarie per affrontare le difficoltà che il mondo non sa comprendere né risolvere.

Nella chiesa visibile trovano fratelli e sorelle che sanno capirli, pronti a camminare accanto a loro

Nella chiesa, santa ma ancora imperfetta, trovano credenti che hanno bisogno del loro sostegno, del loro amore, delle loro preghiere.

Allora, i loro cuori si riempiono di gioia e le loro bocche si uniscono alle parole del salmista:

Oh, quanto sono amabili le tue dimore, SIGNORE degli eserciti! L’anima mia langue e vien meno, sospirando i cortili del SIGNORE; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente.
Anche il passero trova una casa e la rondine un nido dove posare i suoi piccini, presso i tuoi altari, o SIGNORE degli eserciti, Re mio, Dio mio!
Beati quelli che abitano nella tua casa e ti lodano sempre! Beati quelli che trovano in te la loro forza, che hanno a cuore le vie del Santuario!
Quando attraversano la valle di Baca essi la trasformano in luogo di fonti e la pioggia d’autunno la ricopre di benedizioni. Lungo il cammino aumenta la loro forza e compaiono infine davanti a Dio in Sion.
O SIGNORE, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera; porgi orecchio, o Dio di Giacobbe! Vedi, o Dio, nostro scudo, guarda il volto del tuo unto!
Un giorno nei tuoi cortili val più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi.
Perché Dio, il SIGNORE, è sole e scudo; il SIGNORE concederà grazia e gloria. Egli non rifiuterà di fare del bene a quelli che camminano rettamente.
O SIGNORE degli eserciti, beato l’uomo che confida in te!      –salmo 84

Il credente è beato non perché abbia trovato una chiesa perfetta, ma perché ha conosciuto colui che è perfetto: YAHWEH, l’“Io Sono”, il Dio potente, il Dio saggio e eterno, il Signore che nella sua sovranità ha stabilito di benedire i suoi figli nella chiesa. 

Con gioia e con piena riconoscenza verso Dio per avergli dato la chiesa, il credente si unisce alla preghiera dell’apostolo Paolo: 

Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi che crediamo l’immensità della sua potenza. Questa potente efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro. Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.     –Efesini 1:15-23

Per quanto mi riguarda, voglio essere ricordato come uno che sorprende tutti quando non è in chiesa – non solo perché è ciò che Dio si aspetta da me, ma perché è lì che Dio opera, è lì che Dio mi benedice ed è lì dove i non credenti possono conoscere l’amore di Cristo.
Metterò la sveglia di buon’ora. 

Davide Standridge 

Per una chiesa forte e vigorosa

IL PIANO DI CRISTO PER LA CHIESAIL PIANO DI CRISTO PER LA CHIESA
di John MacArthur 
Pagine 368 
Euro 12,00 + spese postali

La confusione riguardo alla chiesa che Cristo ha fondato regna non soltanto nel mondo religioso, ma perfino fra i cristiani più fedeli. Quali caratteristiche dovrebbe avere la vera chiesa? Come dovrebbe funzionare, propagarsi e edificarsi? Come si rivelano, in mezzo alla chiesa, la guida del Signore e il suo insegnamento? Perché vi sono pastori che danno scandalo e chiese che, invece di crescere nell’unità, si dividono e si combattono?
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ANZIANI E DIACONIRISPOSTE A DOMANDE FONDAMENTALI SU ANZIANI E DIACONI
di John MacArthur 
Pagine 52 
Euro 8,00 + spese postali

Chi sono gli uomini che Dio usa nella chiesa locale? La cura, la guida e la crescita della chiesa sono opera di Cristo stesso, unico Capo della chiesa. Ma Egli adopera gli uomini, come suoi servi, per agire, sotto la sua guida, nel compimento dei suoi piani. Se Dio ti ha chiamato a servirlo nella sua chiesa, come anziano o come diacono, è importante che tu capisca ciò che Egli richiede dai suoi servi e quali compiti ti affida.  In questo libro semplice di studio biblico, troverai le risposte a queste domande. Capirai come meglio servire il tuo Signore.
N.B.: Questo volume comprende alcuni capitoli del libro IL PIANO DI CRISTO PER LA CHIESA
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GUIDE SPIRITUALI ESEMPLARIGUIDE SPIRITUALI ESEMPLARI
Affrontare le sfide, sfuggire ai pericoli
di Jerry Wragg 
Pagine 178 
Euro 10,00 + spese postali

Jerry Wragg esamina le caratteristiche che la guida di una chiesa dovrebbe possedere, e in che modo la conduzione biblica deve distinguersi dai modelli di dirigenza che il mondo promuove. Analizza le dinamiche delle guide e i pericoli che insidiano il loro ministero e l’addestramento delle guide future.
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I MIEI BAMBINI IN CHIESA? SÌ, MA...I MIEI BAMBINI IN CHIESA? SÌ, MA...
di Guglielmo Standridge 
Pagine 64 
Euro 5,50 + spese postali

Ogni genitore desidera fare tutto il possibile per il bene dei propri figli. Ma, a volte, non è facile decidere se alcune cose sono un bene o un male. A che età bisogna cominciare a curare il bene spirituale e morale dei figli? Nei primi anni di vita, oppure meglio solo quando saranno più grandi e capaci di capire? Come evitare che la presenza dei bambini piccoli alle riunioni di chiesa non sia una tortura per i bambini stessi e i loro genitori e un disturbo per gli altri? È un problema che comincia a risolversi quando i genitori decidono che bisogna affrontarlo e sono pronti a fare i cambiamenti necessari.
ORDINA CON E-MAILQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

S. PIETRO E LA CHIESAS. PIETRO E LA CHIESA
di R.E. Harlow 
Pagine 78 
Euro 8,00 + spese postali

Corso biblico. Dodici lezioni sugli scritti e i discorsi di Pietro, sulla chiesa, su Maria, sul sacerdozio, ecc. Molto adatto per spiegare le dottrine fondamentali della Bibbia, riguardanti specialmente la chiesa.
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PREDICARE ALLA GLORIA DI DIOPREDICARE ALLA GLORIA DI DIO
di Alistair Begg 
Pagine 62 
Euro 5,00 + spese postali

LInvece del buon cibo spirituale solido di cui i credenti hanno bisogno, caratterizzato da chiarezza dottrinale, dignità, argomenti convincenti e un giusto risalto messo sulla persona di Cristo, intere chiese ricevono dai loro conduttori solo degli spuntini senza sostanza. Di conseguenza, i credenti escono dai locali di culto malnutriti e impreparati a resistere agli attacchi contro la loro fede.
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SPECIALE GIUBILEO 2025 

DueUNA SPERANZA SICURA

Opuscolo di evangelizzazione personalizzabile

Come essere sicuri del proprio destino eterno? Come si ottiene la remissione dei peccati?
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1.000 copie € 150,00
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Per tirature diverse chiamare allo 06-700.25.59

I costi del trasporto sono inclusi nel prezzo.
Tempi di consegna 10 giorni lavorativi dall'ordine

ATTENZIONE: Questo opuscolo è disponibile anche in lingua INGLESE: "A HOPE THAT IS A CERTAINTY"

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I miei bambini in chiesa? Sì, ma...

I miei bambini in chiesa? Sì, ma...

di Guglielmo Standridge
ISBN 978-88-96129-29-6
Pagine 64
Euro 5,50 + spese postali

Ogni genitore desidera fare tutto il possibile per il bene dei propri figli. Ma, a volte, non è facile decidere se alcune cose sono un bene o un male.

A che età bisogna cominciare a curare il bene spirituale e morale dei figli? Nei primi anni di vita, oppure meglio solo quando saranno più grandi e capaci di capire? Come evitare che la presenza dei bambini piccoli alle riunioni di chiesa non sia una tortura per i bambini stessi e i loro genitori e un disturbo per gli altri?

Guglielmo Standridge, padre di quattro, nonno di 12, bisnonno di 2 (per ora!), ha dell’esperienza in materia di bambini e vita di chiesa che condivide con te in questo breve libro. Esperienze e metodi che aiuteranno a risolvere il problema, spesso preoccupante per i genitori, del comportamento dei figli durante il culto in mezzo a dei credenti che desiderano adorare il Signore in un atmosfera di calma.

È un problema che comincia a risolversi quando i genitori decidono che bisogna affrontarlo e sono pronti a fare i cambiamenti necessari.

È un libro da leggere e da regalare!

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


[Estratto dal capitolo UNO]

Uno degli errori più pericolosi

che un genitore possa fare è vietare o trascurare per ignoranza che i suoi figli fin da piccoli frequentino la chiesa e siano istruiti nella Parola di Dio.

Uno dei più grandi tradimenti del volere di Dio avviene quando una chiesa locale, o i suoi responsabili, scoraggiano i genitori che desiderano portare i loro figli alle riunioni, non provvedendo loro ogni agevolazione ed aiuto perché possano curare e accudire i loro bambini nell’ambiente della chiesa.

Nella vostra chiesa, come va? C’è chi si oppone alla presenza dei bambini? C’è chi critica i genitori che ce li portano? E, d’altra parte, siete sicuri di poter dire in tutta onestà che i vostri figli non abbiano causato, o non causino, disturbo a nessuno?

Ammettiamo, per prima cosa, che i problemi possono esistere e, poi, vediamo come possono essere risolti con la soddisfazione di tutti e, soprattutto, per il bene dei figli, dei genitori, della chiesa e per la gloria di Dio.

Certamente è possibile. Ci state?

I miei bambini in chiesa? Sì, ma... © Associazione Verità Evangelica

I miei bambini in chiesa? Sì, ma...

di Guglielmo Standridge
ISBN 978-88-96129-29-6
Pagine 64
Euro 5,50 + spese postali

Ogni genitore desidera fare tutto il possibile per il bene dei propri figli. Ma, a volte, non è facile decidere se alcune cose sono un bene o un male.

A che età bisogna cominciare a curare il bene spirituale e morale dei figli? Nei primi anni di vita, oppure meglio solo quando saranno più grandi e capaci di capire? Come evitare che la presenza dei bambini piccoli alle riunioni di chiesa non sia una tortura per i bambini stessi e i loro genitori e un disturbo per gli altri?

Guglielmo Standridge, padre di quattro, nonno di 12, bisnonno di 2 (per ora!), ha dell’esperienza in materia di bambini e vita di chiesa che condivide con te in questo breve libro. Esperienze e metodi che aiuteranno a risolvere il problema, spesso preoccupante per i genitori, del comportamento dei figli durante il culto in mezzo a dei credenti che desiderano adorare il Signore in un atmosfera di calma.

È un problema che comincia a risolversi quando i genitori decidono che bisogna affrontarlo e sono pronti a fare i cambiamenti necessari.

È un libro da leggere e da regalare!

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[Estratto dal capitolo UNO]

Uno degli errori più pericolosi

che un genitore possa fare è vietare o trascurare per ignoranza che i suoi figli fin da piccoli frequentino la chiesa e siano istruiti nella Parola di Dio.

Uno dei più grandi tradimenti del volere di Dio avviene quando una chiesa locale, o i suoi responsabili, scoraggiano i genitori che desiderano portare i loro figli alle riunioni, non provvedendo loro ogni agevolazione ed aiuto perché possano curare e accudire i loro bambini nell’ambiente della chiesa.

Nella vostra chiesa, come va? C’è chi si oppone alla presenza dei bambini? C’è chi critica i genitori che ce li portano? E, d’altra parte, siete sicuri di poter dire in tutta onestà che i vostri figli non abbiano causato, o non causino, disturbo a nessuno?

Ammettiamo, per prima cosa, che i problemi possono esistere e, poi, vediamo come possono essere risolti con la soddisfazione di tutti e, soprattutto, per il bene dei figli, dei genitori, della chiesa e per la gloria di Dio.

Certamente è possibile. Ci state?

I miei bambini in chiesa? Sì, ma... © Associazione Verità Evangelica

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